Da dove parte tutto?

Da un insieme di coincidenze, tutte capitate in una manciata di giorni lo scorso ottobre.


L'inserto di Repubblica - RFOOD del 4 ottobre 2018, casualmente in treno tra le mie mani, dedicava ampio spazio alla riscoperta di un fenomeno sociale antico, popolare, e del tutto comune in molte aree italiane fino a pochi decenni fa.

 

I forni collettivi sono stati la prassi fino all'avvento della cucina economica.
L'aspetto che mi ha colpito di più, è stato la sensibilità verso questo tema, che alla base sottende numerosi risvolti sostenibili, e che è davvero diffuso in buona parte della penisola. Ne sono rimasta folgorata.


In maniera molto virtuosa la gente sta andando oltre l'apparente 'fatica' del 'Ma chi me lo fa fare? Ho già il mio Bimby/Kitchen Aid/fornetto a casa' o ancora 'mi sembrano cose dell'età della pietra. Adesso posso andare in panetteria e scegliermi qualsiasi prodotto in un minuto. Anche quello al carbone vegetale o alla curcuma. Pago e...fuga!'.
Quindi perché organizzarsi le giornate anche in funzione di quest'onere ulteriore?

 

Tutto vero, indubbiamente.
La comodità non si discute e la qualità di molti panettieri è riconosciuta, e questo non toglie certamente valore al loro lavoro.
La nostra quotidianità rimane a portata di mano, e nessuno ce la toglierà.

 

Qui il punto però è un altro.

 

In Val d'Aosta, come in molte zone del Lazio, e via via giù fino alla Calabria e alla 'mia' Puglia, ogni gruppo di case aveva nelle strette vicinanze un forno collettivo, dove le famiglie potevano cuocere pane di varie farine in quantità, soprattutto per farne scorta.
Oppure in Sicilia, in provincia di Enna, non era infrequente che negli anni Sessanta le massaie consegnassero le proprie farine al mattino al fornaio portando i bimbi a scuola, per poi ritirarle a orario convenuto, a forni spenti.

 

La parola d'ordine è collettivo.
Comunità.
Senso di fare le cose in rete, un pezzo ognuno, perché la catena funzioni a costi bassi per tutti, con un dispendio di energie relativamente basso e la possibilità di coprire le lacune dell'altro con il proprio sapere.

 

Gli esempi che ho scoperto leggendo e spulciando numerose altre fonti...

Quando un progetto ha inizio, quando un'idea cerca di farsi spazio, è normale avvicinarsi a chi quell'idea la sta già accarezzando da un po', e cerca di farla vivere tutti i giorni in quello che fa.


Poi, come dice il solito 'qualcuno' che ne sa più di te

 

 

 

'Qualunque cosa

tu possa fare

o sognare di fare, 

incominciala!

L'audacia ha in sé

genio, potere, magia'

 

J. W. Goethe

 

 

 

Per cui, a darmi fiducia per partire con questo percorso che già qualcuno definisce sui generis, hanno contribuito

 

1. fonti ben circostanziate come vi raccontavo nel GRANELLO I. e

2. un'altrettanto curiosa coincidenza che vedeva protagonista l'attività di un mio compaesano, guarda un po'...

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